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Appuntamento con la Storia: Gran Premio del Belgio 1968

Di Giovanni Nulchis

NASCE IL MITO MCLAREN: IL SOGNO DI BRUCE SI AVVERA


INTRODUZIONE

Domenica 09 giugno 1968. Il Circuit National de Francorchamps ospita la 17° Edizione del Gran Premio del Belgio, 4° round del Campionato del Mondo di Formula 1 1968.

La stagione 1968 è tragicamente ricordata per la scomparsa di una vera e propria leggenda delle corse. Jim Clark perde la vita in un incidente sul circuito di Hockenheim, durante una gara di Formula 2. Privato del suo protagonista principale, il campionato vede l’affermarsi del britannico Graham Hill e la rapida ascesa del team McLaren, con al volante il suo fondatore Bruce.


STORIA DI UN SOGNO CHE SI AVVERA: BRUCE MCLAREN FONDA LA SUA SCUDERIA

Bruce Leslie McLaren nasce ad Auckland, in Nuova Zelanda, nel 1937. I genitori, Les e Ruth McLaren, sono proprietari di una stazione di servizio e di un’officina, luogo in cui il piccolo Bruce trascorre intere giornate. La passione per le corse automobilistiche si manifesta subito, ma sembra essere destinata a non sfociare mai in qualcosa di concreto. A nove anni, a Bruce viene diagnosticata la malattia di Legg-Calvé-Perthes, e i medici sono abbastanza certi che il ragazzo non potrà più camminare. Dopo due anni costretto a letto, però, il miracolo: Bruce recupera la piena funzionalità delle gambe e torna a camminare.

A quindici anni prende parte a una corsa in salita a bordo di una Austin 7 Ulster restaurata dal padre, e dà subito prova delle sue promettenti doti al volante. Pochi anni dopo partecipa al campionato neozelandese di Formula 2 con una Cooper-Climax, ottenendo il 2° posto finale e impressionando gli addetti ai lavori. L'organizzazione del Gran Premio Internazionale di Nuova Zelanda coglie l’occasione e seleziona Bruce per il programma Driven in Europe, ideato da Jack Brabham per consentire ai talenti neozelandesi di correre per un anno intero nelle categorie europee e fare esperienza con i piloti migliori del mondo. Nel 1956 partecipa al Gran Premio di Germania con una Cooper F2. In quell’occasione, le vetture di Formula 1 e Formula 2 corrono insieme nella stessa gara, e McLaren compie un’impresa pazzesca. Taglia il traguardo in 5° posizione assoluta, dominando ovviamente la corsa di categoria e battendo anche svariati piloti di Formula 1. Questo grande risultato gli vale il tanto atteso passaggio in Formula 1: dal 1957 sarà pilota titolare della Cooper, al fianco di Jack Brabham, proprio colui che, anche se non direttamente, ha fatto decollare la sua carriera. Bruce corre per la Cooper fino alla stagione 1965, cogliendo la sua prima vittoria in carriera al Gran Premio degli Stati Uniti d’America 1959 e un 2° posto in classifica come miglior risultato nel 1960. Nel 1965 gareggia anche nella 24H di Le Mans, a bordo di una Ford GT40, in squadra con Ken Miles e Denny Hulme, trionfando in una clamorosa tripletta della Ford, che infligge così una sconfitta pesantissima alla Ferrari.

Il sogno di Bruce, però, non è solo correre e vincere in Formula 1: il suo obiettivo è farlo a bordo di una monoposto che porta il suo nome. Nel 1963 fonda così la sua scuderia: la Bruce McLaren Motor Racing Ltd.

Le prime attività del neonato team sono nella coppa Tasmania, categoria in cui Bruce McLaren vince il campionato. Purtroppo, però, il compagno di squadra Timmy Mayer perde la vita durante l’ultima gara stagionale. Per McLaren questo è un duro colpo, ma è anche un’occasione per trasformare la sofferenza in forza. Il fratello di Timmy, Teddy Mayer, si unisce a lui come team manager, mentre Tyler Alexander, giovane ingegnere promettente, assume il ruolo di capo meccanico.

Con questo nuovo assetto, la McLaren modifica le proprie vetture Sport per renderle idonee alle regole del Campionato CanAm. Grazie a delle trovate tecniche innovative e geniali, come un telaio e una carrozzeria estremamente leggeri, la McLaren domina la CanAm, vincendo complessivamente 56 gare tra il 1967 e il 1972. Nel frattempo, comincia per la McLaren la grande avventura in Formula 1. Nel 1966, Bruce partecipa al campionato alla guida della M2B, la prima vettura di F1 nella storia del team britannico. Anche in questo caso, la vettura è costruita secondo tecniche innovative, ma la sua competitività viene compromessa in gran parte dalla scarsa affidabilità del motore Ford V8 derivato dalla Formula Indy, capace di erogare solo 300 cv, troppo pochi per poter competere con il motore Repco della Brabham. Il passaggio al motore Serenissima non porta i vantaggi sperati, e la McLaren chiude la stagione al 9° posto in classifica costruttori.

Anche il 1967 si rivela una stagione complicata. Nonostante il passaggio al più competitivo motore BRM, McLaren riesce a cogliere soltanto un piazzamento a punti, a Monte Carlo, e il team conclude soltanto al 10° posto in classifica, dopo aver collezionato tanti ritiri per problemi di affidabilità.

Nel 1968, la McLaren porta in pista dapprima la M5A, già utilizzata nel 1967, poi la nuova M7A, spinta dal motore Ford Cosworth, equipaggiato anche dalla Lotus e dalla Matra. Al fianco di Bruce McLaren arriva il suo connazionale Denny Hulme, con il quale aveva già corso due anni prima a Le Mans.


IL CAMPIONATO DEL 1968: L’ADDIO A JIM CLARK E L’ASCESA DELLA MCLAREN

Dopo la duplice sconfitta subita dalla Brabham nelle due stagioni precedenti, nel 1968 la Lotus torna alla riscossa, con un Jim Clark più determinato che mai. Il campionato comincia in una data speciale, il 1° gennaio, sul circuito di Kyalami, in Sudafrica. La vittoria va, appunto, allo “scozzese volante”, che si impone davanti al suo compagno di squadra Graham Hill e alla Brabham di Jochen Rindt. Non male l’esordio stagionale della McLaren, subito a punti grazie al 5° posto di Denny Hulme.

Tutto sembra essere proiettato verso un altro dominio mondiale di Clark e della Lotus, ma la corsa al 3° titolo iridato del britannico, purtroppo, si arresta quasi subito. Dopo la tappa del Kyalami, il campionato prevede quattro mesi di pausa prima del 2° round stagionale, previsto a Jarama, in Spagna. Durante questa pausa, i piloti sono liberi di prendere parte ad altre competizioni extra campionato, e Clark sceglie di iscriversi ad una gara di Formula 2 in Germania, ad Hockenheim, in programma per il 7 aprile. Durante questa corsa, Clark è protagonista di un terribile incidente. Nella curva denominata “Coda di gambero” esce di pista, la sua vettura si ribalta, rotola più volte su sé stessa, fino ad impattare violentemente contro gli alberi. Jim Clark muore sul colpo, e in quell’istante il mondo della Formula 1 perde per sempre una delle icone più leggendarie della storia. 

In un’atmosfera surreale di tristezza, il circus torna in azione nel weekend del 12 maggio a Jarama. Sul circuito permanente sito a San Sebastián de los Reyes, la Lotus vince ancora, con Graham Hill, mentre Denny Hulme conquista il primo podio nella storia della McLaren, tagliando il traguardo in 2° posizione, davanti alla Cooper di Brian Redman.

Hill si impone anche nel Principato di Monaco, seguito dalla BRM di Richard Attwood e dalla Cooper di Lucien Bianchi. Per Attwood e Bianchi questo sarà l’unico podio della carriera in Formula 1. Grosse difficoltà, invece, per la McLaren, con Bruce ritirato ad inizio gara per incidente e Hulme 5° e ultimo al traguardo, a 7 giri di ritardo dalla Lotus di Hill.

Dopo tre weekend di gara, alla vigilia dell’appuntamento belga di Spa-Francorchamps, le classifiche mondiali sorridono alla Lotus. Hill comanda tra i piloti a quota 24 punti, 14 in più rispetto a Hulme; Scarfiotti e Attwood, a pari punti, sono ancora alle spalle di Clark. Bruce McLaren, invece, non ha collezionato nemmeno un punto, in un complicato avvio di stagione, condito da incidenti e problemi tecnici. In classifica costruttori, la Lotus ha già preso il largo, con 19 lunghezze di margine sulla Cooper e sulla McLaren. La Ferrari è, invece, solo 6°, a pari punti con la Matra.


LE QUALIFICHE DI SPA: LOTUS IN CRISI, FERRARI SORPRENDE TUTTI

Due settimane dopo il round di Monaco, il circus raggiunge la foresta delle Ardenne per correre sul leggendario Circuit National de Francorchamps. La prima sorpresa del weekend riguarda la Lotus, arrivata in netto ritardo a Spa a causa della sua partecipazione alla 500 Miglia di Indianapolis. Le monoposto di Hill e Jackie Oliver vengono assemblate in fretta e furia, ma per il team di Colin Chapman si preannuncia un fine settimana molto complicato.

La seconda sorpresa è ad opera della Ferrari, che porta in pista un’innovazione epocale. Sulla 312 di Chris Amon compare un alettone posteriore, studiato per generare carico aerodinamico e dotato di un comando idraulico con il quale il pilota può modificarne l’incidenza. Ma non solo Ferrari ha introdotto questa novità tecnica: anche la Brabham monta il suo esemplare di alettone posteriore. È ufficialmente iniziata l’era aerodinamica della Formula 1. L’innovazione tecnica della Ferrari sembra funzionare alla grande. Nelle qualifiche del sabato Amon è irraggiungibile per tutti, e conquista una pole position stratosferica, con quasi 4 secondi di vantaggio sulla Matra di Stewart. Ickx, con l’altra Ferrari, è 3° davanti alla Honda di Surtees e alle McLaren di Hulme e Bruce. Seguono le due BRM di Courage e Rodrìguez. Disastro per le Lotus, con Hill solo 14° seguito a ruota da Oliver. Chiudono lo schieramento le due deludenti Brabham di Jochen Rindt e Jack Brabham, rimaste a corto di motori freschi.


LA GARA

Nel pomeriggio della domenica sul Circuit National de Francorchamps è tutto pronto per la disputa della 17° Edizione del Gran Premio del Belgio, sulla lunghezza prevista di 28 giri.

Al via, Amon tiene il comando e Ickx lo segue, completando l’1-2 Ferrari; parte male Stewart, superato anche da Surtees e Hulme. Prima della conclusione del primo giro, Surtees scavalca la Ferrari di Ickx, e porta la sua Honda al 2° posto, all’inseguimento di Amon. Il pilota inglese della Honda è il più veloce in pista, e non ha difficoltà a portarsi in testa alla gara già al termine del 2° giro, con un gran sorpasso su Amon alla curva Source. Ickx comincia a perdere terreno sul gruppo di testa, rallentato da un problema al motore. Il belga scivola in 5° posizione, superato da Stewart e Hulme. Hill, intanto, risale in top 10, prima di ritirarsi a causa di un problema ad un semiasse della sua Lotus.

Un grave incidente occorso a Redman provoca l’ingresso dell’ambulanza in pista. Il britannico della Cooper rimedia una frattura al braccio, ma per fortuna è salvo. All’8° giro, un colpo di scena. Amon è costretto al ritiro: il radiatore della sua Ferrari è stato colpito e forato da una pietra scagliata dalla Honda di Surtees. Stewart sale così in 2° posizione, seguito da Hulme, Ickx e McLaren.

Tre giri dopo, però, anche Surtees è costretto al ritiro, per il cedimento delle sospensioni della sua Honda. Hulme passa in testa, seguito da Stewart, McLaren e Ickx. Un duello serrato tra Hulme e Stewart infiamma la parte centrale della gara, tra sorpassi e controsorpassi che provocano continui cambi di leadership.

Al 18° giro, tuttavia, la gara di Hulme termina per la rottura di un semiasse della sua McLaren. Stewart prende definitivamente il comando della corsa e si invola verso la sua 3° vittoria in carriera, con oltre mezzo minuto di vantaggio su McLaren.

Negli ultimi giri anche Oliver, con l’altra Lotus, si ritira per un problema alla trasmissione. Davanti a tutti, Stewart, tutto ad un tratto, comincia a perdere terreno: è a corto di carburante. Il britannico entra ai box per un rabbocco veloce e per cercare di tornare in lotta per la vittoria ma, incredibilmente, la sua Matra si ammutolisce e Stewart non può tornare in pista. McLaren prende il comando della gara e si avvia verso una vittoria insperata.

Al 28° giro cala la bandiera a scacchi sul Circuit National de Francorchamps: Bruce McLaren vince la 17° Edizione del Gran Premio del Belgio, trionfando in una gara ricca di colpi di scena. Per il neozelandese è il 4° e ultimo successo in carriera, ma è soprattutto la prima storica vittoria con il team che porta il suo nome: il sogno di una vita è stato esaudito. La McLaren conquista il primo trionfo della sua storia, dando inizio alla leggenda. Completano il podio Pedro Rodriguez con la BRM, e Jacky Ickx con l’unica Ferrari al traguardo: per il belga è il primo podio in carriera, ottenuto proprio nel suo Gran Premio di casa. Disastro per la Lotus, con entrambe le vetture ritirate per problemi di affidabilità. Hill è, però, ancora saldamente al comando della classifica mondiale.


CONCLUSIONE

La McLaren termina in crescendo la stagione 1968. Denny Hulme conquista due importanti vittorie in Italia e in Canada, che gli consentono di lottare per il campionato piloti con Hill e Stewart fino all’ultima gara, in Messico. Nonostante la sconfitta finale, con Hill che si aggiudica il titolo, per la McLaren il 2° posto in classifica costruttori è un risultato grandioso, che evidenzia i grandi passi avanti compiuti dal team, ormai pronto a lottare con squadre del calibro di Lotus e Ferrari.

Nel corso dei decenni, la McLaren sarà poi destinata a scrivere pagine indimenticabili di storia della Formula 1. Dal primo titolo mondiale conquistato con Emerson Fittipaldi nel 1974 alla sfida Lauda-Hunt del 1976, dall’ultimo titolo di Lauda nel 1984 ai duelli leggendari tra Senna e Prost, dal disastro con il motore Honda alla rinascita sotto la guida di Andrea Stella, fino al ritorno al successo mondiale del 2024 e il dominio assoluto del 2025. Con i suoi 10 titoli costruttori e 13 titoli piloti, la McLaren è il secondo team più vincente nella storia della Formula 1, alle spalle soltanto della Ferrari.

Il team di Woking, ormai, rappresenta un’istituzione della Formula 1, il team britannico più titolato, con alle spalle una storia leggendaria. Nonostante i momenti di crisi che hanno caratterizzato la sua avventura nel mondiale, la McLaren ha avuto sempre la forza di rialzarsi e tornare in lotta, onorando l’intraprendenza e il coraggio del suo fondatore Bruce, colui che per primo ha portato al successo il suo team.