
Appuntamento con la Storia: Gran Premio del Giappone 1976
AI CONFINI TRA FOLLIA E SAGGEZZA
LE PRIME CORSE AUTOMOBILISTICHE NEL PAESE DEL SOL LEVANTE
Domenica 24 Ottobre 1976. Per la prima volta nella sua storia la Formula 1 fa tappa in Asia, nel Paese del Sol Levante: il Fuji International Speedway ospita la 1° Edizione del Gran Premio del Giappone, 16° e ultimo round del Campionato del Mondo di Formula 1 1976.
In Giappone, le corse automobilistiche fanno il loro esordio nel 1963 con la denominazione “Gran Premio del Giappone” o, in alcune occasioni “JAF Grand Prix”, dal nome della federazione automobilistica giapponese. Esse, tuttavia, non vedono la partecipazione di vetture di Formula 1, bensì di altre categorie, quali Formula 3, Formula Libre, Formula 2000 e anche di vetture sport. Nei primi anni ’60, inoltre, il governo nipponico esprime la volontà di portare in Giappone corse automobilistiche in stile NASCAR. L’idea sembra poter diventare realtà quando nasce la Japan NASCAR Corporation e viene avviata la costruzione di un nuovo circuito alle pendici del Monte Fuji. Tuttavia, il progetto NASCAR non ha il successo sperato: costruire un ovale in stile Daytona si rivela un’impresa complicata, a causa della conformità del terreno, non adatto ad ospitare un circuito ovale, e anche per mancanza di fondi. Così, abbandonata l’idea iniziale, anche su consiglio di Sir Stirling Moss, si decide per la progettazione e costruzione di un circuito stradale: il Fuji International Speedway vede finalmente la luce nel 1965, su progetto dell’ex pilota di CanAm Don Nichols e di Stirling Moss.

LA FORMULA 1 IN GIAPPONE: IL FUJI INTERNATIONAL SPEEDWAY
Il circuito disegnato da Nichols e Moss è “ibrido”: si tratta di un circuito stradale, ma possiede anche caratteristiche che rimandano agli ovali, come la “Daiichi”, la prima curva, una sopraelevata velocissima posta subito dopo il rettilineo principale, che tuttavia viene estromessa dal circuito alcuni anni più tardi a causa di numerosi incidenti, anche mortali, dovute alle altissime velocità con cui i piloti la affrontano.
A seguito di altri aggiustamenti per migliorare la sicurezza, la lunghezza del circuito sale a 4.359 metri. Così rifinito e modificato, il Fuji International Speedway è pronto a fare il suo ingresso nel calendario della Formula 1: corre l’anno 1976.

LA SITUAZIONE ALLA VIGILIA: AL FUJI È LOTTA MONDIALE TRA DUE LEGGENDE
Mentre la Ferrari ha già messo in cassaforte il titolo costruttori con il podio di Lauda negli Stati Uniti, la situazione in classifica piloti vede acceso uno dei duelli che farà la storia del motorsport: il Campione del Mondo in carica Niki Lauda è in testa alla classifica, mentre James Hunt, pilota della McLaren, è secondo a soli tre punti di distacco dall’austriaco. La storia d’amore tra la Formula 1 e il Giappone non poteva avere un inizio migliore che una lotta all’ultimo sangue tra due piloti leggendari.
Ma per comprendere al meglio cosa è accaduto quella domenica al Fuji dobbiamo attivare la nostra macchina del tempo e tornare indietro a due mesi prima.

DUE MESI PRIMA: IL ROGO DEL NURBURGRING
Siamo in Europa. Il Nürburgring Nordschleife, l’”Inferno Verde”, è teatro del Gran Premio di Germania, 10° round del mondiale, in programma domenica 1° Agosto. Nonostante in una riunione organizzata nel weekend di Long Beach i piloti avevano criticato la pericolosità del Nordschleife, minacciando anche il boicottaggio della gara (tra questi Lauda, ma non Hunt), la stessa si svolge regolarmente.
Alla vigilia del weekend tedesco, la situazione in classifica mondiale sorride a Niki Lauda: grazie ad una grande costanza nei risultati, nei primi nove Gran Premi un solo ritiro e otto podi di cui cinque vittorie, l’austriaco arriva in Germania con 31 punti di vantaggio su Jody Scheckter e 36 su Hunt, con una stagione che si prospetta rosea per il Cavallino, così come lo è stata quella del 1975.
Le Qualifiche danno però ragione ad Hunt, che conquista la pole position, con quasi un secondo di vantaggio su Lauda, 2°.
Per il via della gara, tutti i piloti scelgono gomme da bagnato, tranne Jochen Mass, che prevede un repentino miglioramento del tempo. Ma già al termine del primo giro sono in molti ad imboccare la corsia box per passare a gomme d’asciutto, mentre Mass, avvantaggiato dalla sua scelta iniziale, guadagna la 3° posizione dietro Ronnie Peterson, in testa alla gara grazie ad una fantastica partenza, e Clay Regazzoni, che ancora non si sono fermati ai box. Complice una brutta partenza, Niki Lauda si trova solo 8° con la sua Ferrari.
La corsa è ora al secondo giro; un evento da film dell’orrore sta per stravolgere il Gran Premio di Germania. Nella zona del Bergwerk, il punto del circuito più lontano dai box, Niki Lauda sbanda in una curva, perde il controllo della sua Ferrari, che scarta improvvisamente verso destra e colpisce violentemente il guard-rail esterno rimbalzando in mezzo alla pista. Il sopraggiungente Guy Edwards riesce ad evitare l’impatto, mentre Harald Ertl e Brett Lunger colpiscono in pieno la monoposto scaraventandola a bordo pista. In un attimo fuoco e fiamme imprigionano la monoposto e Lauda si ritrova in un inferno, a contatto diretto con il fuoco, perché nei tre schianti ha perso il casco e da sola la balaclava non può proteggere il suo viso. Prontamente, Edwards, Ertl e Lunger, raggiunti poi anche da Arturo Merzario, sopraggiunto sul luogo del rogo, scendono dalle loro monoposto, cercano di domare il fuoco ed estraggono Niki dall’abitacolo, deponendolo sull’erba a bordo pista. A causa delle gravi ferite e ustioni, l’austriaco viene trasferito al Städliche Krankenanstalten di Mannheim. Nel frattempo, al Nurburgring riprende la gara: James Hunt vince il Gran Premio di Germania, seguito da Jody Scheckter e da Jochen Mass, a podio dopo una bella rimonta.

LA FOLLIA DI NIKI
La fine dell’estate 1976 per Niki Lauda è un inferno. Sdraiato su un lettino d’ospedale, lotta tra la vita e la morte, con i segni di quel maledetto fuoco che si sono ormai impadroniti del suo viso. A fianco a lui c’è un televisore: anche in ospedale, anche se appeso ad un filo tra la vita e la morte, Niki non si estranea dal mondo della Formula 1. Il suo cuore è lì, in pista, in un abitacolo, ad affrontare curve e rettilinei, a rincorrere sogni. E lì, dall’ospedale, vede che, mentre lui non è in pista, Hunt sta rimontando in classifica; con il 4° posto in Austria e la vittoria in Olanda, il britannico ha recuperato dodici punti in classifica e ora è a soli 14 punti dalla sua prima posizione.
E così prende una decisione che sconvolge il mondo: a soli 40 giorni dal rogo del Nurburgring, Niki Lauda, con le ferite ancora aperte, indossa di nuovo il suo casco rosso, proprio quello che tra le fiamme lo aveva abbandonato. È la follia che può animare solo il cuore di un pilota del motorsport.
Niki Lauda torna a correre con la sua Ferrari in occasione del Gran Premio d’Italia a Monza e, sotto gli occhi increduli del mondo, è quarto al traguardo, mentre Hunt è costretto al ritiro. Osannato da tutti come se avesse vinto la gara, Lauda è il nuovo eroe della Formula 1. In Canada, affaticato dalla lunghezza della gara, giunge 8° al traguardo, mentre Hunt vince; negli Stati Uniti riesce a conquistare incredibilmente uno dei gradini del podio, il suo primo podio dopo gli eventi del 1° Agosto, ma Hunt vince ancora.

LA RESA DEI CONTI
Si arriva così alla resa dei conti: alla vigilia dell’ultima gara stagionale in Giappone, Hunt è a soli tre punti di distacco da Lauda in classifica mondiale. Se Niki riuscisse a diventare Campione del Mondo in quella stagione sarebbe un momento epico per la storia della Formula 1, ma già essere arrivato in testa alla classifica dopo tutto quello che è successo è un risultato leggendario.
Dall’altro lato, Hunt, per vincere il mondiale e diventare per la prima volta in carriera Campione del Mondo, deve vincere la gara, oppure: terminare secondo, con Lauda che non arriva sul podio; terminare terzo, con Lauda che non arriva meglio di sesto; terminare quarto, con Lauda fuori dalla zona punti. La tensione per questo ultimo appuntamento del mondiale è alle stelle.
Le Qualifiche danno ragione a Mario Andretti, che conquista con la Lotus la sua 2° pole position in carriera, ma subito dietro di lui ecco schierarsi i due contendenti al titolo: James Hunt 2°, in prima fila, e Niki Lauda 3°.
Cala la notte ad Oyama, ai piedi del monte Fuji, e il giorno seguente tutto è pronto per la1° Edizione del Gran Premio del Giappone, previsto su una lunghezza di 73 giri. Ma…

NUBIFRAGIO AL FUJI
Quella domenica il Fuji International Speedway è funestato da un violento nubifragio, con una pioggia forte e incessante e le nuvole basse che minano quasi del tutto la visibilità. La commissione piloti (formata da Lauda, Hunt, Jarier, Fittipaldi e Pace) si dichiara contraria all'effettuazione della gara, ma Bernie Ecclestone e gli organizzatori li convincono a posticipare di due ore la partenza del Gran Premio, nella speranza di un miglioramento delle condizioni atmosferiche. Tom Pryce, della Shadow, viene incaricato dagli altri colleghi di studiare il tracciato. Al termine della sua perlustrazione afferma l'impossibilità di effettuare la gara. Dopo varie ipotesi, si decide per la disputa della gara con partenza alle 15.09 su una lunghezza che conta la metà dei giri previsti, a meno di un miglioramento delle condizioni meteorologiche nel corso della gara.

LA GARA
Un commissario in fondo alla griglia sventola la bandiera verde e i semafori del Fuji International Speedway si accendono uno ad uno a ritmo regolare, per poi spegnersi tutti insieme improvvisamente: è il via della 1° Edizione del Gran Premio del Giappone.
James Hunt ha uno scatto fulmineo e riesce subito a portarsi in testa, scavalcando Andretti, superato anche da Watson. Non è brillante la partenza di Niki Lauda, scalato subito 5°.
Ma è al termine del secondo giro che avviene il primo grande colpo di scena. Invece di terminare il suo secondo passaggio sul traguardo, Lauda imbocca la corsia box. Prontamente, i meccanici circondano la sua Ferrari per capire il motivo del ritiro, ma Niki risponde negando qualunque problema alla monoposto: il suo è un ritiro volontario, le condizioni in pista sono troppo pericolose per gareggiare. Mauro Forghieri, tecnico della Scuderia Ferrari gli propone di dare la colpa ad un problema elettrico, ma Lauda risponde “no”: la stampa deve sapere il vero motivo del suo ritiro. Sembra un’ammissione di paura e debolezza, ma nel ritiro di Niki c’è molta saggezza, la saggezza di un pilota che ha vissuto in prima persona quasi la morte e che mette al primo posto la vita. Poco importa se a causa del ritiro perderà il titolo mondiale: Niki Lauda ha dato una lezione di una profondità disarmante a tutto il mondo.
Dopo il ritiro del ferrarista, ad Hunt è sufficiente arrivare 4° al traguardo, ma il britannico sta dominando la gara: a disturbarlo è solo un tentativo di attacco da parte di Vittorio Brambilla, che subito dopo però va in testa-coda, vanificando tutto.
Sembra procedere tutto per il verso giusto per Hunt, che comanda indisturbato e veleggia verso la vittoria e il titolo mondiale, ma a pochi giri dalla bandiera a scacchi il pilota McLaren si accorge di essere in crisi di gomme e perciò rallenta cedendo la posizione ad alcuni piloti, scalando 4°.
Tuttavia, nonostante tutti gli accorgimenti, non riesce ad evitare una foratura che lo costringe ai box a quattro giri dal termine della gara. Indiavolato, rientra in pista 5°, a una posizione dal titolo mondiale. Non essendoci però alcuna possibilità di comunicare via radio con il team, Hunt non ha idea della sua posizione di classifica e non può fare altro che spingere come un dannato. Recupera una posizione su Regazzoni, costretto anche lui ai box, e al 71° giro svernicia Jones, salendo 3°: lui non lo sa, ma in questo momento è già Campione del Mondo.
Al 73° giro cala la bandiera a scacchi sul Fuji International Speedway: Mario Andretti con la sua Lotus vince la 1° Edizione del Gran Premio del Giappone, davanti a Patrick Depailler con la Tyrrell, quella magica Tyrrel P34 a sei ruote. James Hunt, all’oscuro della sua posizione al traguardo, rientra ai box convinto di aver perso il Campionato e si infuria con i suoi meccanici per non averlo chiamato prima a sostituire gli pneumatici. Ma quando il manager della McLaren Teddy Mayer alza tre dita al cielo, il suo viso si illumina e comprende di essere riuscito nella grande impresa: James Hunt è Campione del Mondo di Formula 1 per la prima volta in carriera.

L’EPILOGO DI UNA BATTAGLIA LEGGENDARIA
Termina così, con questo pazzo Gran Premio del Giappone, una delle rivalità più epiche della storia della Formula 1. Niki Lauda e James Hunt non si ritroveranno mai più a lottare uno contro l’altro per la gloria, ma è bastato un solo mondiale, una sola lotta all’ultimo sangue per renderli due figure leggendarie, miti immortali per tutti gli appassionati del motorsport. La loro storia ha fatto scuola tra le nuove generazioni dei piloti di Formula 1 e non smetterà mai di affascinare e di essere ricordata come uno dei punti più alti della storia di questo sport, così folle nella sua straordinaria epicità.

IL FUTURO DEL GIAPPONE IN FORMULA 1
Dopo la prima edizione del 1976, il Fuji International Speedway ospita il Gran Premio del Giappone anche l’anno seguente. Nel corso di quella gara, però il terribile incidente tra Villeneuve e Peterson causa la morte di un commissario di pista e un fotografo. L’evento mette in luce tutta la pericolosità del circuito del Fuji e la necessità di un pesante restyling.
Dopo nove anni di assenza, il Gran Premio del Giappone torna in calendario, ma non si tiene più al Fuji, bensì sul circuito di Suzuka, autodromo di proprietà della Honda. Sono gli anni delle celebri lotte al titolo di piloti del calibro di Senna, Prost, Hakkinen e Schumacher: per dodici volte, a Suzuka si decide il Campionato, essendo la tappa giapponese l’ultima o la penultima del mondiale.
Nel frattempo, il restyling del Fuji diventa sempre più intenso dal 2002, tanto che il circuito ha di nuovo la possibilità di ospitare la Formula 1, nel 2007 e nel 2008.
Tuttavia, nel luglio 2009 la Toyota, proprietaria del circuito, comunica che il Fuji non ospiterà più la Formula 1. Così, dal 2009 il Gran Premio del Giappone torna al Suzuka International Racing Course e diventa ora la sede definitiva dell’evento. Nel 2022, un nuovo pilota, il 9° nella storia, si laurea Campione del Mondo a Suzuka: è Max Verstappen, al secondo successo mondiale in carriera con la Red Bull.
