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Appuntamento con la Storia: Gran Premio d'Italia 1996

Di Giovanni Nulchis

UNA GARA DECISA DA MURI DI GOMME: MICHAEL SCHUMACHER CONQUISTA IL CUORE DEI TIFOSI FERRARI


INTRODUZIONE

Domenica 08 settembre 1996. L’Autodromo Nazionale di Monza ospita la 47° Edizione del Gran Premio d’Italia, 12° e terz’ultimo round del Campionato del Mondo di Formula 1 1996.

Nel 1996 la Williams non ha rivali. Damon Hill e Jacques Villeneuve dominano il campionato, con il pilota britannico che si dimostra più costante e concreto rispetto al compagno di squadra, comunque già molto competitivo al suo esordio in Formula 1. A Monza, Hill ha la possibilità di chiudere con largo anticipo i giochi mondiali, ma una gara folle, ricca di colpi di scena, si trasforma in un’incredibile festa per il pubblico dell’autodromo brianzolo. La Ferrari torna alla vittoria in Italia dopo un digiuno di otto anni, grazie alla nuova stella di Maranello: Michael Schumacher.


IL CAMPIONATO 1996: SCHUMACHER ARRIVA IN FERRARI E LA WILLIAMS DOMINA LA STAGIONE

Alla vigilia della stagione 1996, alcuni importanti movimenti di mercato rivoluzionano le line-up piloti dei team di Formula 1. Il movimento più rilevante ha come protagonista il Campione del Mondo in carica Michael Schumacher, che lascia la Benetton, con cui ha conquistato i primi due titoli mondiali della sua carriera, nel 1994 e nel 1995, per sposare la causa Ferrari.

Il team di Maranello sta vivendo uno dei periodi più complicati della sua storia sportiva: dal 1980 al 1995, infatti, è stato in grado di conquistare soltanto due titoli costruttori, nel 1982 e nel 1983, mentre la vittoria del campionato piloti manca dal 1979. Con l’arrivo in squadra di Jean Todt nel 1993, nel ruolo di direttore sportivo, e di Michael Schumacher, pilota dall’indubbio talento, la Ferrari punta alla sua rinascita per tornare ai vertici della Formula 1. Al fianco di Schumacher arriva in squadra il giovane britannico Eddie Irvine, mentre Jean Alesi e Gerhard Berger lasciano la Ferrari per trasferirsi in coppia alla Benetton.

David Coulthard lascia la Williams per approdare in McLaren, dove trova il già confermato Mika Hakkinen. La Williams forma, così, una coppia di piloti costituita da due figli d’arte: al fianco del confermato Damon Hill, figlio di Graham, arriva infatti l’esordiente Jacques Villeneuve, figlio dell’indimenticabile Gilles.

Il campionato comincia il 10 marzo in Australia sull’Albert Park di Melbourne, nuovo circuito semi-permanente che subentra all’Adelaide Street Circuit, che aveva ospitato l’evento dal 1985 al 1995. Fin dal primo weekend di gara si capisce che la Williams FW18 ha una marcia in più rispetto a tutti gli avversari. Hill domina il Gran Premio d’Australia davanti a Villeneuve, che completa la doppietta per il team di Grove, firmando un ottimo esordio della sua carriera. La Ferrari riesce a conquistare il podio con Irvine, mentre Schumacher è costretto al ritiro per problemi ai freni.

Nelle successive quattro gare, Hill ottiene tre vittorie, in Brasile, Argentina e ad Imola, confermando in modo autorevole la sua leadership in classifica mondiale. Villeneuve, invece, vince per la prima volta in Formula 1 al Nurburgring, in occasione del Gran Premio d’Europa. Schumacher è costretto al ritiro anche in Argentina, ma nelle prime cinque gare del mondiale ottiene tre podi, dimostrando tutta la sua velocità e il suo talento.

Quelle di Monaco e della Spagna sono due gare particolari, perché in entrambe le occasioni a vincere non è la Williams. A Monte Carlo una gara incredibile, una delle corse più pazze della storia della Formula 1, vede la vittoria inaspettata di Olivier Panis con la Ligier, mentre a Barcellona è il turno della Ferrari, con Schumacher che domina sotto il diluvio e conquista il suo primo storico successo con la Scuderia.

Dopo queste due brevi parentesi, si torna alla normalità. La Williams conquista cinque vittorie consecutive, tre con Hill, due con Villeneuve. In Ungheria, il team di Grove conquista il 6° Campionato Costruttori della sua storia, grazie alla quinta doppietta stagionale.Schumacher vive, invece, un periodo non particolarmente brillante e fortunato, e manca il podio sistematicamente. A questa debacle del tedesco e della Ferrari, fa da contraltare un buon recupero da parte della Benetton, che conquista ben quattro podi con Alesi, dimostrando un’ottima costanza. Schumacher, tuttavia, in Belgio non ha rivali: in un circuito, quello di Spa-Francorchamps, in cui ha conquistato già due successi (tra cui la sua prima vittoria in Formula 1 nel 1992), batte in gara la Williams di Villeneuve e trionfa per la seconda volta con la Ferrari. Tutto questo alla vigilia del Gran Premio d’Italia, in programma a Monza, due settimane più tardi.

Dopo le prime 13 gare del campionato 1996, Hill comanda la classifica piloti, a quota 81 punti, con un vantaggio di 13 lunghezze su Villeneuve. Segue Schumacher in 3° posizione, con un solo punto di vantaggio su Alesi. 5° è Hakkinen, che precede il suo compagno di squadra Coulthard; seguono Berger, Panis e Barrichello, mentre Irvine è solo 10°. In classifica costruttori la Williams è padrona assoluta, con un vantaggio epocale, di 93 punti, sulla Benetton. La Ferrari è 3°, con un ritardo di 7 punti dalla squadra connazionale, e con 7 punti di margine sulla McLaren.


LE PRIME FASI DEL WEEKEND DI MONZA: TRA MURI DI GOMME E IL DOMINIO WILLIAMS

In occasione dell’edizione 1996 l’Autodromo Nazionale di Monza subisce un’importante modifica. La direzione gara, infatti, impone la costruzione di alcune barriere di pneumatici da posizionare all’interno dei cordoli delle chicane. Questo per evitare che i piloti taglino la pista in modo eccessivo, guadagnando tempo irregolarmente. Una decisione che accoglie il consenso di tutti i piloti alla vigilia del weekend, ma che si rivelerà a dir poco fallimentare.

La Ferrari si presenta all’appuntamento di casa con alcune interessanti novità tecniche, tra cui un nuovo cambio a sette rapporti, oltre a modifiche all’aerodinamica e alle sospensioni della F310. Le prove libere del venerdì mettono subito in mostra la validità delle innovazioni: Schumacher segna il miglior tempo di giornata, davanti alla McLaren di Hakkinen e alla Benetton di Berger. La Williams, tuttavia, sta giocando molto bene a nascondino, e il giorno dopo, in qualifica, torna con prepotenza a comandare. Hill, infatti, non ha rivali. Il britannico conquista la sua 18° pole position in carriera, l’8° stagionale e la prima a Monza. Villeneuve completa una prima fila tutta Williams, ma con più di 3 decimi di distacco dal suo compagno di squadra. Schumacher e la Ferrari devono accontentarsi della 3° posizione, con mezzo secondo di ritardo dal tempo di Hill. Hakkinen e Coulthard sono 4° e 5°, davanti alla Benetton di Alesi e alla Ferrari di Irvine. Chiudono la top 10 Berger con la Benetton e le due Jordan di Brundle e Barrichello.

Cala la notte a Monza, e il giorno seguente tutto è pronto per la disputa del Gran Premio, sotto un bel sole di metà settembre. I tifosi che colorano di Rosso le tribune dell’autodromo sognano in una folle impresa della Ferrari, ma la verità di quel 1996 è che la Williams è quasi imbattibile. Quasi…


LA GARA

Alle 14 in punto il commissario in fondo alla griglia sventola la bandiera verde e i semafori rossi dell’Autodromo Nazionale di Monza si accendono uno alla volta per poi spegnersi all’improvviso tutti insieme: è il via della 47° Edizione del Gran Premio d’Italia.

La partenza delle Williams non è ottimale: i due piloti si ostacolano anche tra di loro, con Villeneuve che spinge Hill sull’erba. È micidiale, invece, lo scatto di Alesi che, partito 6°, approfitta dell’incomprensione traHill e Villeneuve per passare in testa al gruppo. La leadership del francese, però, non ha vita lunga: Hill riprende il comando alla curva Lesmo 1. In contemporanea a ciò, Hakkinen ha la meglio su Villeneuve e sale 3°. Schumacher, invece, è scivolato in 5° posizione, dopo una partenza non brillante.

I colpi di scena non tardano ad arrivare. Villeneuve, nel corso del 2° giro, è la prima vittima dei muri di gomme: danneggia una sospensione della sua Williams e sarà costretto ad una gara tutta in difesa. A seguito del contatto del canadese con il muro, alcune gomme rimbalzano in mezzo alla pista. Coulthard ne colpisce una ed è costretto al ritiro dalla gara. La stessa dinamica si verifica due giri dopo, quando Alesi colpisce un muro di gomme e Hakkinen ne incontra una nella sua traiettoria: il finlandese rientra ai box per sostituire l’alettone anteriore della sua McLaren, e riparte dalle retrovie.

Al 6° giro, la maledizione delle gomme colpisce anche il leader della gara. Alla prima variante, Hill urta contro il muro di gomme ed è clamorosamente costretto al ritiro: le due Williams sono così fuori dai giochi per la conquista della vittoria a Monza. In prima posizione ora c’è Alesi, con un discreto vantaggio su Schumacher. Il tedesco della Ferrari, però, trova un ottimo ritmo in pista e in poco tempo si fa ingombrante negli specchietti retrovisori della Benetton di Alesi. Tra i due comincia così un intenso inseguimento: Schumacher tallona Alesi da vicino, non riuscendo però a trovare lo spunto giusto per passare; Alesi si difende bene, grazie anche alla maggiore velocità di punta della Benetton rispetto a quella della Ferrari. Intanto, anche Irvine cade nella trappola del muro di gomme. Il ferrarista è costretto al ritiro nel corso del 24° giro.

Trascorsa metà gara comincia la danza dei pit stop nelle posizioni di testa, ed è qui che si decide tutto. Al 30° giro, Alesi è ai box per rifornimento e cambio gomme. La Ferrari, invece, vedendo il ritmo indiavolato di Schumacher, decide di allungare lo stint del tedesco di altri due giri. È la mossa vincente. In quei due passaggi con strada libera, Schumacher scatena la sua velocità, e quando rientra ai box l’overcut è servito su un piatto d’argento. I meccanici del Cavallino sono perfetti, e quando Schumacher imbocca l’uscita della pit lane, Alesi è ancora soltanto un puntino lontano in fondo al rettilineo. Il pubblico sulle tribune esplode in boati assordanti: la Ferrari è leader del Gran Premio d’Italia.

Gli ultimi giri di gara sono avvolti da un’atmosfera mista di gioia e tensione. I tifosi sugli spalti accompagnano in religioso silenzio la cavalcata trionfale di Schumacher, seguito ormai a distanza da Alesi. Ricardo Rosset, intanto, è l’ultima vittima dei muri di gomme: al 37° giro parcheggia la sua Footwork a bordo pista e si ritira. Nel frattempo, sfruttando tutti i ritiri, Hakkinen è riuscito a risalire fino alla 3° posizione, limitando parecchio i danni. Quando tutto sembra ormai congelato, Schumacher risveglia la folla dal torpore, toccando leggermente un muro di gomme. Momenti di panico sugli spalti, con i tifosi che temono il peggio. In realtà tutto si risolve in un nulla di fatto: la monoposto di Schumacher non riporta danni, e il tedesco prosegue indisturbato la sua cavalcata verso la vittoria.

Al 53° giro cala la bandiera a scacchi sull’Autodromo Nazionale di Monza: Michael Schumacher vince la 47° Edizione del Gran Premio d’Italia, conquistando la 22° vittoria della sua carriera e la 3° stagionale, nonché la sua prima in carriera sul circuito brianzolo. A Monza è il delirio: Schumacher ha conquistato definitivamente il cuore dei tifosi della Rossa, riportando al trionfo la Ferrari in Italia dopo un digiuno lungo otto anni (l’ultima gioia Ferrari a Monza era datata 1988, l’anno della scomparsa del “commendatore”, Enzo Ferrari).

Completano il podio Jean Alesi, anche lui pilota amatissimo dai tifosi italiani, autore di una grande gara con la sua Benetton, e un fantastico Mika Hakkinen, dopo una grande rimonta con l’unica McLaren giunta al traguardo. Martin Brundle, Rubens Barrichello e Pedro Diniz chiudono la zona punti. Grandissima delusione per Jacques Villeneuve, che non riesce ad approfittare del ritiro di Hill per riaprire i conti mondiali, e taglia il traguardo in 7° posizione, davanti soltanto alla Footwork di Jos Verstappen e alla Tyrrell di Ukyo Katayama.


CONCLUSIONE

La battaglia mondiale tra Hill e Villeneuve, dopo la parità di risultati di Monza, viene ravvivata dalla vittoria del canadese sul circuito di Estoril, in Portogallo. I due arrivano così all’ultima gara stagionale, in programma a Suzuka, separati da 9 punti, a vantaggio di Hill. Villeneuve, per laurearsi Campione del Mondo alla sua stagione d’esordio, deve sperare in un vero miracolo, ma, dopo essere partito dalla pole position, in gara è costretto al ritiro a causa del cedimento di una ruota. Damon Hill vince così in Giappone e si laurea Campione del Mondo per la prima e unica volta in carriera, 28 anni dopo l’ultima affermazione mondiale del padre Graham.

Michael Schumacher e la Ferrari, dopo la vittoria a Monza, concludono il 1996 con altri due podi, a conferma della crescita tecnica della Rossa e dell’immenso talento del tedesco. Il binomio Schumacher-Ferrari ha definitivamente conquistato i tifosi, e sarà destinato a riscrivere la storia della Formula 1. Il titolo mondiale sfugge alle grinfie di Michael nel 1997, nel 1998 e nel 1999 per varie vicissitudini, ma nel 2000, all’alba del nuovo millennio, arriva finalmente il momento tanto atteso. E sarà solo l’inizio: dal 2000 al 2004 ci sarà spazio solo per Michael Schumacher e la sua Ferrari. Sarà un dominio totale.