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Appuntamento con la Storia: Gran Premio d'Olanda 1985

di Giovanni Nulchis

IL RUGGITO DEL CAMPIONE: L’ULTIMA VITTORIA DI NIKI LAUDA


INTRODUZIONE

Domenica 25 agosto 1985. Il Circuit Zandvoort ospita la 30° Edizione del Gran Premio d’Olanda, 11° round del Campionato del Mondo di Formula 1 1985.

Nel 1985 la McLaren è ancora il team da battere, e Alain Prost, al suo secondo anno tra le fila del team di Woking, domina il campionato, tenendo sotto controllo la minaccia rappresentata dalla Ferrari di Michele Alboreto. Il Campione del Mondo in carica, Niki Lauda, vive una stagione da incubo: tra incidenti e problemi tecnici, non sarà mai uomo di classifica, nonostante la velocità dimostrata. A Zandvoort, però, per l’austriaco arriva il riscatto: l’ultimo trionfo di una carriera leggendaria.


NIKI LAUDA TORNA IN FORMULA 1: L’AVVENTURA TRIONFALE IN MCLAREN

Nel 1977 Niki Lauda affronta la sua quarta stagione in Formula 1 con la Ferrari, team con cui si è già laureato Campione del Mondo nel 1975. I rapporti con la Scuderia, e soprattutto con Enzo, però, si sono ormai deteriorati, tanto che a fine agosto Lauda annuncia il divorzio con la squadra: nel 1978 approderà in Brabham, team gestito da Bernie Ecclestone. Lauda e la Ferrari si trovano così, da separati in casa, a lottare per la conquista del titolo mondiale, obiettivo che viene raggiunto con due gare d’anticipo. A Watkins Glen, negli Stati Uniti, l’austriaco si laurea Campione del Mondo per la seconda volta in carriera: una vittoria mondiale che rappresenta una sorta di riscatto dopo la sconfitta subita da parte della McLaren di Hunt nel 1976, la stagione del rogo del Nurburgring. Dopo la conquista del titolo mondiale al Glen, Lauda termina in anticipo la sua stagione, disertando gli ultimi due Gran Premi, in Canada e in Giappone. A sostituirlo per questi due weekend di gara è un giovanissimo pilota canadese, Gilles Villeneuve, che diventa ben presto il nuovo volto della Ferrari.

Nel 1978 la Brabham, equipaggiata dal motore Alfa Romeo, si dimostra fin da subito una monoposto ben riuscita, ma non abbastanza per competere con la forza devastante delle Lotus 79 di Mario Andretti e Ronnie Peterson. Grazie allo sfruttamento geniale dell’effetto suolo, il team britannico domina la stagione, con Andretti che si laurea Campione del Mondo per la prima e unica volta in carriera. Lauda termina il campionato in 4° posizione, alle spalle della coppia Lotus e del ferrarista Carlos Reutemann. L’austriaco, quando vede la bandiera a scacchi, è sempre a podio, con addirittura due vittorie all’attivo. I nove ritiri complessivi, tuttavia, non premiano la sua costanza, estromettendolo dalla lotta mondiale.

L’anno successivo, mentre la Ferrari torna alla ribalta conquistando entrambi i titoli mondiali, con Jody Scheckter alla guida, Lauda vive una stagione ancor più complicata: vedrà la bandiera a scacchi soltanto in due occasioni, terminando il campionato in 14° posizione. A fine stagione, l’austriaco annuncia il suo ritiro dalla Formula 1. Il circus perde, così, uno dei piloti simbolo della Formula 1, una leggenda che ha scritto pagine importanti di storia di questo sport.

Niki, però, ha ancora tanta fame di vittoria, sente che ha ancora qualcosa da dare al suo sport, e così, a settembre del 1981 arriva l’annuncio del suo ritorno nel circus. Dal 1982 partecipa al campionato tra le file della McLaren, proprio il team con cui, nel 1976, Hunt lo aveva battuto al Fuji nella corsa al titolo. Durante i primi due anni divide il box con il britannico John Watson, in squadra già dal 1979. Il primo trionfo con il team di Woking arriva subito, a Long Beach, alla 3° gara della stagione 1982. Lauda si ripete, poi, in Gran Bretagna, ma queste saranno le sue uniche vittorie stagionali, con le quali riesce a conquistare il 5° posto in classifica piloti. Il 1983 è ancora un anno difficile per la McLaren. Durante la stagione arriva soltanto una vittoria, ad opera di Watson, sempre a Long Beach, mentre Lauda firma soltanto due podi e termina il mondiale in 10° posizione.

La vera svolta per la McLaren arriva nel 1984. In squadra fa il suo ritorno Alain Prost, giovane promessa francese che aveva esordito in Formula 1 nel 1980 proprio con il team di Woking. I cambiamenti regolamentari del 1984, con la limitazione del serbatoio delle vetture a 220 litri e il divieto di rifornimento in gara, mettono in crisi molte squadre, mentre emergono le bontà tecniche della McLaren MP4/2, grazie anche alla grande affidabilità del motore TAG-Porsche.

Prost e Lauda dominano senza rivali il mondiale, dando vita ad un’esaltante lotta per il titolo iridato. Nella prima parte di stagione Prost è più concreto e costante nei risultati, ma tutto il talento e l’esperienza di Lauda escono allo scoperto nelle ultime gare, il momento decisivo. L’austriaco conquista sei piazzamenti a podio nelle ultime sette gare, di cui tre vittorie. In Portogallo, ultimo Gran Premio stagionale, gli è sufficiente un 2° posto alle spalle di Prost per laurearsi Campione del Mondo 1984, con appena mezzo punto di vantaggio in classifica sul francese (ad oggi, è il distacco più ridotto nella storia della Formula 1). Lauda torna così a trionfare in Formula 1, conquistando il suo 3° titolo piloti, a sette anni di distanza dall’ultimo alloro con la Ferrari, presentandosi alla vigilia del 1985 come l’uomo da battere.


IL CAMPIONATO 1985: ALBORETO TIENE TESTA A PROST, LAUDA SCOMPARE

Anche nel 1985 la McLaren mantiene lo status di prima forza in pista, ma il vantaggio sui team avversari si è drasticamente assottigliato. In particolare, la Ferrari, dopo un mediocre 1984, si presenta ai nastri di partenza con una monoposto, la 156-85, molto competitiva e affidabile, e con un Michele Alboreto in forma smagliante.

La Lotus, più in difficoltà dal punto di vista tecnico rispetto a McLaren e Ferrari, può contare sul talento cristallino del giovane Ayrton Senna, appena arrivato in squadra, mentre la Williams si affida alla grande esperienza di Keke Rosberg, già Campione del Mondo nel 1982, e al grande talento di Nigel Mansell.

Lauda si presenta come il favorito d’obbligo alla riconferma mondiale, ma il 1985 sarà per lui una stagione tremenda, da dimenticare. Nei primi dieci Gran Premi, colleziona ben otto ritiri, la maggior parte per problemi di affidabilità della sua McLaren. Riesce a conquistare dei punti iridati soltanto ad Imola, con il 4° posto, e in Germania, quando è 5° al traguardo. Questa situazione disastrosa lo estromette irrimediabilmente dalla lotta per il titolo, nonostante la grande velocità dimostrata in pista.

Dall’altro lato del box, Prost è subito vincente in Brasile, alla prima gara, e sembra già avviato verso la conquista del titolo. Tuttavia, nelle prime dieci gare il francese non può mai stare tranquillo perché, nonostante le difficoltà di Lauda, ha comunque del gran lavoro da fare per proteggere la sua supremazia. Il francese vince anche a Monaco e in Gran Bretagna ed è sul podio in Canada, in Francia e in Germania, ma la Ferrari si dimostra un degno avversario per il comando della classifica. Alboreto conquista due vittorie, in Canada e in Germania, e nelle altre gare arriva costantemente a podio, ritirandosi soltanto ad Imola e in Francia.

Senna vince in Portogallo la sua prima gara in Formula 1, dominando in modo assoluto sotto il diluvio e dimostrando le sue straordinarie doti di guida sul bagnato. Nelle gare successive conquista svariate pole position, ma conquista dei punti iridati soltanto in Austria, quando arriva 2° alle spalle di Prost. Anche De Angelis porta alla Lotus diversi piazzamenti importanti, tra cui la sua seconda e ultima vittoria in carriera, ad Imola. Si aggiungono al gruppo dei vincitori stagionali anche Rosberg, che trionfa a Detroit, e Piquet, che porta al successo la Brabham in Francia.

Alla vigilia dell’11° round del campionato, in programma in Olanda, sul circuito di Zandvoort, la lotta in classifica piloti è più accesa che mai. Alboreto e Prost sono, infatti, a pari punti in testa alla graduatoria, con l’italiano classificato in prima posizione in virtù dei risultati migliori ottenuti. De Angelis segue con 22 punti di ritardo dalla coppia di testa, mantenendo a sua volta un margine di 9 lunghezze sul ferrarista Johansson, 10 su Rosberg, 13 su Senna e 15 su Piquet. Lauda è decisamente più arretrato: con soli 5 punti si trova in 12° posizione, alle spalle di Mansell. La Ferrari comanda la classifica costruttori, con 17 punti di vantaggio sulla McLaren, che deve affidarsi quasi esclusivamente a Prost. Seguono, più staccate, la Lotus e la Williams.


LE QUALIFICHE DI ZANDVOORT: PIQUET STUPISCE, LAUDA FATICA, LE FERRARI NAUFRAGANO

Il weekend olandese comincia con le prove ufficiali del venerdì pomeriggio. La lotta per la pole position è serratissima: cinque piloti si alternano continuamente in cima alla graduatoria. Tra questi mancano all’appello sia Alboreto sia Johansson: le Ferrari, pur essendo tra le monoposto più veloci in rettilineo, soffrono di scarsa aderenza e trazione. Anche Lauda fatica a trovare il ritmo, mentre Prost, pur non essendo rapidissimo, si mantiene nel gruppo di testa.

Nella giornata di sabato sono previste altre sessioni di qualifica, ma su Zandvoort cade una forte pioggia e nessun pilota riesce a migliorare il proprio tempo. Piquet conquista così la 13° pole position della sua carriera, la prima stagionale, la 39° e ultima nella storia del team Brabham. In prima fila con il brasiliano si piazza la Williams di Rosberg. Prost è 3°, davanti alla Lotus di Senna. Un grande Teo Fabi con la Toleman è 5°, davanti alla Renault di Tambay e alla Williams di Mansell. Lauda riesce a conquistare soltanto la 10° posizione, con un ritardo di due secondi dal tempo pole di Piquet. L’austriaco scatterà davanti alla Lotus di De Angelis. 

Disastro in casa Ferrari: Alboreto è solo 16°, appena davanti a Johansson. Al termine delle qualifiche, il pilota italiano è particolarmente deluso, e comincia ad essere molto preoccupato per le sue ambizioni mondiali. Cala la notte a Zandvoort, ed è grande attesa per la disputa del Gran Premio. Prost ha una grande occasione di guadagnare tanti punti nel mondiale su Alboreto, per indirizzare a suo favore il duello per il titolo. Ma gli avversari sono particolarmente agguerriti: sarà lotta vera per la conquista del Gran Premio d’Olanda.


LA GARA

Nel pomeriggio della domenica sul Circuit Zandvoort è tutto pronto per la disputa della 30° Edizione del Gran Premio d’Olanda, sulla lunghezza prevista di 70 giri.

Al via, Piquet rimane fermo in griglia per problemi alla sua Brabham, così come Bousten con la sua Arrows: riusciranno a ripartire solo dopo alcuni minuti. Rosberg prende così il comando del gruppo, davanti a Senna, Prost, Fabi e Lauda, già risalito 5° dopo un’ottima partenza.

Nei primi giri, Fabi e Prost lottano per la 3° posizione, con il pilota McLaren che ha la meglio, mettendosi all’inseguimento di Senna. Anche Lauda riesce a passare l’italiano, salendo 4°. Poco dopo, Senna deve soccombere alla superiorità di entrambe le McLaren, che ora hanno l’obiettivo di raggiungere Rosberg. Nel frattempo, Fabi è costretto ai box per un problema di fissaggio a una gomma posteriore. Stessa sorte per De Angelis, ai box per una foratura.

Al 20° giro, un grande colpo di scena. Il leader della gara, Rosberg, si deve ritirare per l’esplosione del motore della sua Williams. Prost assume, così, il comando del gruppo, mentre Lauda si ferma ai box, lasciando la 2° posizione a Senna. Il brasiliano torna ai box al 27° giro: rientra in pista appena davanti a Lauda, ma l’austriaco, con gomme più calde, riesce a passarlo senza difficoltà all’esterno della curva Tarzan.

A metà corsa, Prost effettua il suo pit stop, ma le operazioni di cambio gomme sono più lunghe del previsto e questo costa al francese la testa della corsa. Partito 10°, ora Lauda si trova incredibilmente in testa alla gara, mentre Prost riparte 3°, anche dietro Senna. Alle spalle del terzetto di testa, Alboreto passa De Angelis per il 4° posto, completando una grande rimonta.

Al 45° giro, Prost riesce finalmente ad avere la meglio su Senna. Il francese, a questo punto, impone alla gara un ritmo indiavolato: l’obiettivo è recuperare 8 secondi di ritardo su Lauda. Mentre Mansell rientra in zona punti grazie al sorpasso su Surer, Prost spinge al limite il turbo della sua McLaren. Approfittando anche delle difficoltà di Lauda nelle fasi di doppiaggio, il francese torna prepotentemente in scia all’austriaco.

Gli ultimi 20 giri di gara sono appassionanti. I due piloti McLaren si sfidano in un duello serratissimo: Prost è più veloce di Lauda, ma l’austriaco è un maestro nella difesa e blocca ogni passaggio. Dietro di loro, Alboreto è a caccia di Senna per il podio, ma il brasiliano riesce a resistere agli attacchi del ferrarista. Surer, intanto, si ritira a 5 giri dal termine per un problema agli scarichi della sua Brabham.

Al 70° giro cala la bandiera a scacchi sul Circuit Zandvoort: Niki Lauda vince la 30° Edizione del Gran Premio d’Olanda, al termine di una bellissima gara da parte sua, a tratti fortunata, ma gestita alla grande dall’inizio alla fine. Per l’austriaco si tratta di una sorta di liberazione: riesce finalmente a sbloccare la sua stagione con un trionfo tanto atteso che, fino a quel momento, il destino gli aveva proibito. Per Niki è la 25° vittoria in carriera, la 6° con la McLaren, la prima da Monza 1984. È festa grande per il team di Woking, con Alain Prost che completa la prima doppietta stagionale: il francese, molto sfortunato durante la gara, può comunque sorridere dopo aver battuto tutti i suoi diretti rivali per il titolo. Completa il podio Ayrton Senna con la Lotus, davanti a un grande Michele Alboreto che, grazie ad una super rimonta, rimane aggrappato al sogno mondiale. Chiudono la zona punti Elio de Angelis e Nigel Mansell.

Quella del 1985 sarà l’ultima edizione del Gran Premio d’Olanda, almeno per i prossimi trent’anni. Il circus, infatti, tornerà nuovamente a Zandvoort soltanto nel 2021, quando sugli spalti la “Marea Orange” scoppierà in boati assordanti ad ogni passaggio del nuovo idolo locale: Max Verstappen.


CONCLUSIONE

La vittoria in Olanda avrebbe potuto rappresentare un nuovo punto di partenza per Niki Lauda, per dare una svolta a quella stagione così tanto sfortunata. Invece, purtroppo, oltre agli ormai abituali ritiri per problemi tecnici, a caratterizzare in negativo l’ultima parte del campionato del pilota austriaco è un infortunio al polso a seguito di un incidente sul circuito di Zolder in Belgio, che lo obbliga a saltare anche il Gran Premio d’Europa, in programma a Brands Hatch.

Intanto, la lotta mondiale va sempre più nella direzione di Prost e della McLaren. Alboreto, infatti, incappa in una serie di cinque ritiri consecutivi nelle ultime cinque gare: addio sogni mondiali. Proprio a Brands Hatch, grazie alla 3° posizione sul traguardo, Alain Prost si laurea Campione del Mondo per la prima volta in carriera: sarà il primo dei quattro titoli mondiali conquistati dalla leggenda francese nel corso della sua storia in Formula 1.

Sicuramente Niki Lauda avrebbe voluto concludere la sua carriera in un modo completamente differente, ma quell’ultima vittoria in Olanda ha comunque un significato importante. È l’ultimo ruggito del Campione, di un pilota diventato simbolo della Formula 1. Una leggenda di questo sport, risorto dalle ceneri del Nurburgring e tornato in pista come se nulla fosse accaduto, capace di vincere ancora, di comandare in pista, di essere ancora una spanna sopra gli altri. Niki Lauda è un vero eroe, un mito per gli appassionati, un faro per le nuove generazioni di piloti. Le sue imprese hanno fatto la storia e non verranno mai dimenticate. La leggenda di Lauda continuerà a brillare sempre e per sempre nel firmamento della Formula 1.