Appuntamento con la Storia: Gran Premio d'Ungheria 2006
LA HONDA TORNA A VINCERE: IL PRIMO SUCCESSO IN CARRIERA DI JENSON BUTTON
INTRODUZIONE
Domenica 06 agosto 2006. L’Hungaroring di Budapest ospita la 21° Edizione del Gran Premio d’Ungheria, 13° round del Campionato del Mondo di Formula 1 2006.
Nel 2006 Fernando Alonso e Michael Schumacher danno vita ad una sfida mondiale molto intensa, che si concluderà soltanto all’ultima gara. Renault e Ferrari dominano il campionato, spartendosi le vittorie di tutte le gare. Tutte tranne una. In Ungheria, una corsa pazza, condita da una serie di ritiri eccellenti, premia il talento e la velocità del giovane Jenson Button, che riporta la Honda al successo dopo quasi 40 anni.
UN TALENTO MOLTO PROMETTENTE: I PRIMI PASSI DI JENSON BUTTON NEL MOTORSPORT
Jenson Button nasce a Frome, in Inghilterra, nel 1980, e cresce in una famiglia dove si respira da subito aria di motorsport. Il padre, John, è un pilota di rally, e intuisce che il piccolo Jenson ha un talento per le corse in pista, pronto a sbocciare. Non si sbaglia. Jenson esordisce nel karting a 8 anni e, dopo un breve periodo di ambientazione, comincia a vincere e non si ferma più.
Nel 1991, a 11 anni, domina il campionato di kart inglese, vincendo tutte e 34 le gare in calendario. Pochi anni dopo fa il suo esordio in monoposto e nel 1997 conquista il titolo europeo del campionato Super A. L’anno seguente vince il campionato britannico di Formula Ford, arrivando 2° nel campionato europeo. Nel 1999, infine, partecipa alla Formula 3 britannica, concludendo con il 3° posto assoluto, e giungendo 2° al traguardo del Gran Premio di Macao.
Questi risultati estremamente promettenti gli valgono un approdo immediato in Formula 1. Nel 2000 la Williams lo sceglie come sostituto di Alex Zanardi, al fianco del tedesco Ralf Schumacher. La sua stagione d’esordio non è affatto malvagia: Button colleziona sei arrivi a punti, il primo alla seconda gara disputata, in Brasile. Nel mondiale termina in 8° posizione, con 12 punti all’attivo contro i 24 di Schumacher. La Williams accetta l’accordo con la Benetton per cedere per due anni Button al team italiano.
Nel 2002, la Benetton viene acquistata dalla Renault. Nonostante gli ottimi risultati, tra cui un podio sfiorato in Malesia, Flavio Briatore, team manager della squadra francese, sostituisce Button con un altro pilota molto promettente, il giovane spagnolo Fernando Alonso.
Per il 2003 sarebbe stato naturale un ritorno in Williams, e invece la BAR, altro team britannico, ha la meglio nella disputa, assicurandosi l’approdo e la permanenza di Button in squadra grazie ad un contratto pluriennale.
Delle tre stagioni disputate con la BAR, la migliore è, senza dubbio, quella del 2004. La monoposto inglese, infatti, si rivela una delle migliori alle spalle dell’irraggiungibile Ferrari, e per Button arriva finalmente il primo piazzamento a podio della carriera, in Malesia. Gli ottimi risultati di questa stagione, nella quale ottiene altri nove podi, gli valgono il 3° posto in classifica piloti, subito alle spalle della coppia Ferrari Schumacher-Barrichello.
Nel 2005, invece, la monoposto perde tanta competitività rispetto alla stagione precedente, e per Button arrivano soltanto due podi, in Germania e in Belgio. Il britannico, comunque, si dimostra molto più concreto rispetto al compagno di squadra Takuma Sato; a fine stagione ottiene il 9° posto in classifica piloti, contro il 23° del giapponese.
Per la stagione 2006, la Honda, motorista della BAR, acquisisce il team. Dopo 38 anni, il marchio giapponese torna così nel circus della Formula 1 come costruttore. Al fianco di Button, viene ingaggiato il brasiliano Rubens Barrichello, proveniente dalla Ferrari, con cui ha corso le ultime sei stagioni consecutive. L’obiettivo è quello di riportare al successo uno dei marchi più storici del motorsport, ma l’impresa si rivelerà essere molto ardua.
IL CAMPIONATO DEL 2006: FERRARI TORNA ALLA RISCOSSA
Dopo l’incontrastato dominio del 2004, nel 2005 la Ferrari ha vissuto una stagione molto complicata, seriamente penalizzata dal cambio regolamentare introdotto proprio quell’anno. La Rossa è riuscita ad imporsi ad Indianapolis con la doppietta firmata da Schumacher e Barrichello, ma soltanto grazie al ritiro preventivo di tutti i gommati Michelin. Renault e McLaren si sono così trovate a lottare per il titolo, conquistato a fine stagione da Fernando Alonso, pilota del team francese, che ha avuto la meglio su Kimi Raikkonen, penalizzato da una McLaren velocissima ma molto fragile.
Le modifiche al regolamento del 2006, in particolare il ritorno dei pit stop in gara, banditi nel 2005, consentono però alla Ferrari di tornare in lotta, e di sfidare più o meno ad armi pari le Renault di Alonso e Fisichella. Renault e Ferrari danno vita così a un’avvincente sfida per il mondiale, con Alonso e Schumacher in battaglia dalla prima all’ultima gara.
La Renault comincia il 2006 con tre vittorie consecutive nelle prime tre gare, due di Alonso e una di Fisichella, in Malesia. Ma subito risponde la Ferrari, con Schumacher che vince ad Imola e al Nurburgring, dopo un inizio di stagione non particolarmente brillante. Nelle successive quattro gare, Alonso colleziona quattro vittorie, ma Schumacher rimane in scia e solo una volta manca la 2° posizione. Il tedesco torna alla vittoria negli Stati Uniti, in Francia e in Germania; in queste gare, Alonso arriva 2° solo a Magny-Cours, mentre nelle altre due occasioni è 5°.
Molto buono l’inizio di stagione per Button con la Honda, che conquista il primo podio dell’anno già alla seconda gara in Malesia. Il britannico centra poi altri tre piazzamenti a punti, ad Imola, in Spagna e in Germania. Ottimo anche il rendimento di Barrichello, che conquista cinque piazzamenti a punti. La Honda, però, prestazionalmente è ancora molto lontana rispetto ai team leader, Ferrari e Renault, e fatica a tenere il passo anche della McLaren.
Alla vigilia del 13° round stagionale, in programma a Budapest, in classifica piloti Alonso comanda a quota 100 punti, con 11 lunghezze di margine su Schumacher. Massa segue in 3° posizione, davanti a Fisichella, Raikkonen e Montoya, che figura ancora in classifica nonostante il suo ritiro definitivo dalle corse dopo il round di Indianapolis. Il suo posto è stato preso dallo spagnolo Pedro de La Rosa, subito a punti all’esordio stagionale in Francia. Button occupa una buona 7° posizione, con 5 punti di vantaggio su Barrichello. In classifica costruttori, Renault e Ferrari sono separate da 10 punti, a favore della squadra francese. 3° è la McLaren, distante 72 punti dalla Renault, che conserva a sua volta un margine di 40 punti nei confronti della Honda.
LE PRIME FASI DEL WEEKEND UNGHERESE: SORPRESE IN QUALIFICA
Jacques Villeneuve, pilota della BMW, si è ritirato definitivamente dalla Formula 1 dopo l’incidente che lo ha visto protagonista nel Gran Premio di Germania. Al suo posto, dal weekend di Budapest, la BMW promuove il suo pilota di riserva, il polacco Robert Kubica. Ferrari e Renault si dimostrano le più veloci già dal pomeriggio del venerdì. Massa comanda le FP2 davanti alle due Renault, mentre Schumacher è 1° nelle FP3, davanti a Massa e a un sorprendente Kubica, subito velocissimo.
I colpi di scena, però, non tardano ad arrivare. Schumacher e Alonso subiscono una penalità di 2 secondi per ogni manche di qualifica, per delle irregolarità commesse durante le prove libere. Button, invece, verrà retrocesso di dieci posizioni per la sostituzione del motore, così come Albers con la Midland. Schumacher scatterà dall’11° posizione, Alonso dalla 15° e Button dalla 14°.
Nella Q3 il più veloce è Raikkonen con la McLaren: il finlandese conquista la 9° pole position della sua carriera, la 2° stagionale dopo quella ottenuta in Germania. Massa si piazza in prima fila con la sua Ferrari, davanti alla Honda di Barrichello e la McLaren di Pedro de la Rosa. Con la Williams, Webber occupa un’ottima 6° posizione, davanti alla Toyota di Ralf Schumacher. Chiudono la top 10 un deludente Fisichella, solo 8° con la prima delle due Renault, Trulli con la Toyota e un buon Kubica con la BMW, subito in Q3 all’esordio, davanti al suo compagno di squadra Heidfeld. Cala la notte a Budapest, e l’indomani tutto è pronto per una gara che promette sorprese. Tra la pioggia che bagna l’asfalto prima della partenza e i protagonisti del mondiale che partono a metà schieramento, nulla è scritto, tutto è da vivere.
LA GARA
Alle 14 in punto il commissario in fondo alla griglia sventola la bandiera verde e i semafori rossi dell’Hungaroring si accendono uno alla volta per poi spegnersi all’improvviso tutti insieme: è il via della 21° Edizione del Gran Premio d’Ungheria.
La partenza va in scena sotto la pioggia e tutti montano gomme da bagnato. Raikkonen tiene la leadership davanti a Barrichello e de La Rosa. Partenza a fionda per i due contendenti al titolo: Schumacher è già 4°, Alonso è 6° dietro Fisichella e davanti a Massa. Nei primi giri, Alonso sfrutta il maggior grip delle gomme Michelin per guadagnare altre posizioni: sale 3°, mentre Barrichello va ai box e de La Rosa sale in 2° posizione. In difficoltà con le gomme Bridgestone, Schumacher perde terreno e scivola 5°, passato da uno splendido Button, che ha rimontato in fretta fino alla testa del gruppo, dimostrando tanta velocità. Anche Fisichella passa il tedesco al 16° giro. Schumacher tenta di restituire l’attacco, ma sbaglia le misure e tampona la Renault dell’italiano, danneggiando l’ala anteriore della sua Ferrari. Dopo pochi giri, Fisichella termina la sua corsa contro le barriere.
Quando Raikkonen, al 17° giro, si ferma ai box per il suo primo pit stop, Alonso si ritrova in testa alla gara, e approfitta del fatto di avere a bordo più benzina per costruire un bel margine di vantaggio. Lo spagnolo guadagna tanto sulle McLaren alle sue spalle e, al 25° giro, arriva addirittura a doppiare Schumacher. Un giro dopo, Raikkonen sta per doppiare Liuzzi, ma tra i due c’è un’incomprensione e vengono a contatto. Sono entrambi costretti al ritiro dalla gara. La Safety Car che ne consegue ricompatta il gruppo, vanificando il tentativo di fuga di Alonso. Alle spalle dello spagnolo ora c’è Button, seguito da de La Rosa, Barrichello, Heidfeld, Coulthard e Schumacher. Si riparte al 32° giro: Alonso cerca subito di scappare, ma non riesce a scrollarsi di dosso Button, che è velocissimo e gli rimane in scia.
Intanto, la pista si sta asciugando sempre di più. Button e Schumacher, al 45° giro, entrano ai box per il rifornimento, ma senza sostituire gli pneumatici. A 20 giri dal termine della gara, Barrichello è il primo pilota a passare alle gomme slick. Alonso lo imita un giro più tardi, ma all’uscita dei box si ferma a bordo pista. Il favorito per la vittoria della gara è clamorosamente costretto al ritiro: una delle gomme appena montate non è stata fissata correttamente per un difetto al dado.
Button assume, così, la leadership della corsa, mantenendola anche quando si ferma ai box per passare alle gomme slick. L’unico pilota di testa che rimane con gomme da bagnato è Schumacher, che deve stringere i denti negli ultimi giri per tenersi stretta la 2° posizione. Il suo finale di gara, però, è un calvario. De la Rosa lo supera con facilità, e sale 2° con l’unica McLaren ancora in gara, mentre il tentativo di attacco di Heidfeld, a tre giri dalla bandiera a scacchi, termina con un contatto tra i due tedeschi, e Schumacher si deve fermare per i troppi danni riportati. Davanti a tutti, intanto, Button ha guadagnato mezzo minuto di vantaggio su de la Rosa, e si invola verso un trionfo totalmente inatteso.
Al 70° giro cala la bandiera a scacchi sull’Hungaroring: Jenson Button vince la 21° Edizione del Gran Premio d’Ungheria, al termine di una gara fantastica da parte sua, in cui ha tenuto un ritmo veloce e costante, dimostrando tutto il suo talento. Per il britannico è la prima vittoria della carriera in Formula 1. È una giornata storica anche per la Honda, che torna al successo nel mondiale dopo 39 anni: l’ultima vittoria del team giapponese era firmata John Surtees, a Monza nel 1967. Pedro de la Rosa conquista il primo podio della sua carriera, salvando in parte il weekend complicato della McLaren. 3° è Nick Heidfeld con la BMW, che ha resistito nel finale di gara al ritorno di Rubens Barrichello, 4° al traguardo con l’altra Honda. Con la Red Bull, David Coulthard è 5°, davanti alla Toyota di Ralf Schumacher. Felipe Massa è solo 7° con la prima delle due Ferrari. Michael Schumacher, nonostante il ritiro, viene classificato 8° e riesce comunque a guadagnare un punto iridato, avendo completato almeno il 90% della gara: un punto molto importante ai fini della lotta mondiale contro Alonso.
CONCLUSIONE
Il duello mondiale tra Alonso e Schumacher, e tra Renault e Ferrari, si fa sempre più serrato e avvincente nel finale di stagione. La svolta decisiva avviene in Giappone, alla penultima gara, quando Schumacher viene tradito da un problema al motore della sua F2006, scivolando a 10 punti di distacco da Alonso in classifica. Lo spagnolo arriva, dunque, in Brasile da super favorito, e gli è sufficiente una 2° posizione alle spalle di Massa per laurearsi Campione del Mondo per la seconda volta consecutiva in carriera. È una gara storica, però, anche per Schumacher, che termina la sua leggendaria avventura in Ferrari con una delle rimonte più belle della sua carriera.
Proprio in Brasile Button torna sul podio con la Honda, a coronamento di un finale di stagione molto solido: nelle ultime cinque gare marca sempre punti, ottenendo, oltre il podio brasiliano, un 5° posto e tre 4° posti. Grazie a questa costanza nei risultati, termina il 2006 in un’ottima 6° posizione in classifica piloti, proprio davanti al compagno di squadra Barrichello. Ciò consente alla Honda di occupare la 4° posizione in classifica costruttori, alle spalle soltanto di Renault, Ferrari e McLaren.
Tuttavia, le due stagioni successive sono estremamente complicate per la Honda. La vettura non è più all’altezza della zona punti, e Button colleziona in totale solo quattro arrivi a punti, ottenendo come miglior risultato finale il 15° posto in classifica piloti nel 2007.
Al termine della stagione 2008, la Honda si ritira ufficialmente dalla Formula 1 come costruttore, e il team viene acquisito da Ross Brawn, per il valore simbolico di una sterlina. Nasce così la Brawn GP, e come d’incanto Button e Barrichello si ritrovano al volante di una monoposto dominante. Con il trucco del doppio diffusore, la BGP 001 domina in modo assoluto tutta la prima metà di stagione del 2009. Button, più competitivo di Barrichello, vince 6 delle prime 7 gare stagionali, e a fine anno, in Brasile, corona il sogno di una vita, laureandosi per la prima volta in carriera Campione del Mondo.
La favola della Brawn, tuttavia, si conclude presto. A fine 2009, il team viene acquisito dalla Mercedes, che torna così in Formula 1 come costruttore dopo 45 anni di assenza. Button e Barrichello cedono il posto al rientrante Schumacher e al giovane Rosberg. Il britannico si accasa, poi, in McLaren dal 2010, rimanendo tra le fila del team di Woking fino al 2016. I primi anni con la McLaren sono positivi e portano a Jenson 8 vittorie, di cui l’ultima ad Interlagos nel 2012. Indimenticabile anche il trionfo in Canada nel 2011, al termine della gara più lunga della storia della Formula 1, durata 4 ore e 4 minuti.
Con il fallimentare passaggio alla motorizzazione Honda nel 2015, la McLaren sprofonda in una brutta crisi. Button e Alonso collezionano pochissimi arrivi a punti nel 2015, mentre l’anno successivo i risultati migliorano un po’, ma i podi e le vittorie sono solo un sogno. Button si ritira dalla Formula 1 al termine del 2016, dopo 17 stagioni disputate, ma la sua ultima apparizione in pista avviene nel 2017, al Gran Premio di Monaco, quando viene chiamato dalla McLaren per sostituire Alonso, impegnato nel corso di quel weekend ad Indianapolis per la partecipazione alla celebre 500 Miglia.
Si conclude così, dunque, la carriera in Formula 1 di Jenson Button, un pilota dal grande talento, che nel 2006 ha regalato alla Honda l’ultima vittoria, grazie ad una gara fantastica in Ungheria, e che nel 2009 ha sfruttato nel migliore dei modi la grande occasione di diventare Campione del Mondo, portando al successo mondiale l’esordiente Brawn GP.