IL RICORDO DI EDDIE JORDAN
Il 20 marzo è stato un giorno di lutto
per il mondo della Formula 1: è scomparso Eddie Jordan, all’età di 76 anni,
nella sua residenza a Città del Capo, a causa di un tumore. Una figura chiave
nella storia di questo sport, dalla personalità unica, un uomo geniale, con una
grande ed efficace visione imprenditoriale. Se la sua carriera da pilota si è
fermata alla Formula Ford, dopo il trionfo nel campionato irlandese di kart, in
Formula 1 Jordan ha lasciato il segno come manager del suo team Jordan Grand Prix,
attivo dal 1991 al 2005; in questo senso, l’irlandese è stato l’ultimo
pilota-costruttore della storia della Formula 1.
Eddie Jordan è conosciuto per essere
stato uno dei migliori talent scout: con il suo team hanno esordito piloti del
calibro di Eddie Irvine, Rubens Barrichello, Ralf Schumacher e, naturalmente,
Michael Schumacher, che fece il suo ingresso nel circus proprio nel 1991, primo
anno di attività del team, in Belgio.
A fine 2004, visti gli scarsi
risultati e le difficoltà economiche, Jordan cedette la proprietà della squadra
al gruppo Midland F1 dell’imprenditore russo-canadese Alex Shnaider. Durante
l’ultima gara del 2004, affermò di aver vinto cinque volte con il suo team:
oltre le quattro in pista, la quinta fu la sopravvivenza della squadra con
fondi così piccoli. Dopo un periodo di pausa, tornò nel mondo della Formula 1
come opinionista presso alcune TV, come la BBC e Channel 4.
Un uomo ambizioso, che ha saputo
sempre impreziosire il circus con la sua genialità genuina e personalità
coinvolgente. Il suo ricordo verrà custodito per sempre nei cuori e nella
memoria di tutti gli appassionati di motorsport.
DA MELBOURNE A SHANGHAI: LA FORMULA 1
NON SI FERMA MAI
La Formula 1 non ha tempo da perdere.
A una settimana dall’alba mondiale di Melbourne, il circus torna alla carica
per un altro weekend ricco di emozioni. Il secondo appuntamento in programma
nel mondiale ci porta non lontano dall’Australia: il Shanghai International
Circuit ospita la 18° Edizione del Gran Premio di Cina. Sebbene sia soltanto il
secondo di ventiquattro round del campionato, l’appuntamento cinese è
estremamente interessante e importante per il futuro di questa stagione.
Il circuito di Shanghai è, infatti,
molto diverso da quello di Melbourne. Mentre l’Albert Park è un circuito
semi-cittadino molto particolare, con un asfalto tipico delle strade urbane,
quindi con sconnessioni e altri elementi di disturbo, quello di Shanghai è un
circuito vero, un autodromo, costruito appositamente per le corse
automobilistiche. La varietà di tipologie di curve, poi, fa di questo autodromo
uno dei più completi del calendario e uno dei più indicativi riguardo alla
bontà delle monoposto in campo aerodinamico, che nella Formula 1 attuale è un
requisito fondamentale per essere vincenti.
Ma c’è anche un’altra ragione che
rende questo appuntamento così interessante: in Cina va in scena il primo dei
sei weekend Sprint della stagione. Ciò significa che i team avranno a
disposizione soltanto una sessione di prove libere per verificare in relativa
tranquillità lo stato di forma della loro monoposto. Dopodiché, già dal venerdì
pomeriggio, si farà sul serio, con la disputa di due qualifiche e due gare, con
una piccola finestra di tempo prima della seconda qualifica per lavorare sul
setup e migliorare lo stato di forma della monoposto, qualora ce ne fosse
necessità. Il format Sprint sarà protagonista in altri cinque weekend nel corso
della stagione: Miami, Belgio, Stati Uniti, Brasile e Qatar.
UN PO’ DI STATISTICA: TERMINA QUI
L’ERA VERSTAPPEN?
È stata un’alba tutta arancione papaya
quella che lo scorso weekend ha risvegliato la Formula 1: la McLaren ha
dominato a Melbourne, dimostrandosi fin da subito la monoposto da battere, e
anche con un margine abbastanza grande sugli avversari.
Come già detto, sarà la Cina, e più
tardi il Giappone, a confermare o smentire la superiorità del team di Woking,
ma una cosa è certa: a Melbourne la McLaren ha fatto paura, anche da un punto
di vista statistico.
Per la prima volta in carriera,
infatti, Lando Norris è leader della classifica piloti. Il pilota britannico ha
interrotto il dominio più lungo della storia: Max Verstappen ha perso la
leadership della classifica piloti dopo 1029 giorni, 63 Gran Premi (da Spagna
2022 ad Abu Dhabi 2024). Questo dato dà l’idea di come, in meno di una
stagione, sia cambiato lo scenario, con una McLaren cresciuta in modo
esponenziale, già vincitrice del mondiale costruttori lo scorso anno e che in
questo 2025 punta ai due titoli e al dominio totale, e una Red Bull in grossa
difficoltà, tenuta a galla ormai dal solo Verstappen.
Altra curiosità statistica, che
riguarda questo weekend: a Shanghai la Ferrari parteciperà al 1100° Gran Premio
della sua storia in Formula 1, ed è proprio in questa seconda gara stagionale
che la Rossa è chiamata a cancellare tutti i fantasmi di Melbourne, per
ribaltare una situazione che al momento è catastrofica rispetto alle premesse
della vigilia della stagione.
TECNICA: CONTINUA LA GUERRA SULLE ALI
FLESSIBILI
Il nostro argomento tecnico di questa
“Introduzione al weekend” riguarda le ali flessibili: eh già, ancora loro!
Sappiamo ormai a memoria che, dal Gran Premio di Spagna, verranno introdotti
test ancora più severi per verificare la flessibilità delle ali anteriori.
Durante il weekend in Australia, la
FIA ha monitorato, per mezzo di telecamere ad alta definizione poste sulle ali
posteriori, il comportamento del flap su tutte le monoposto, e ha notato dei
movimenti che hanno indicato una certa flessione (sembra che i team coinvolti
siano McLaren, Ferrari, Haas e Alpine, ma ovviamente non è nulla di sicuro,
almeno per noi telespettatori). Dunque, la Federazione ha introdotto una nuova
direttiva tecnica con effetto immediato, quindi in vigore già da Shanghai: essa
introduce un test di verifica più stringente anche per quanto riguarda le ali
posteriori. Per via del poco preavviso, la limitazione prevista da questa
direttiva verrà resa obbligatoria dal Giappone, mentre per la Cina ci sarà una
limitazione meno severa.
In particolare: applicato un peso di
75 kg alle due estremità dell’ala, la distanza tra il main plain e il flap
mobile (il cosiddetto “slot gap”), non deve superare i 0,75 mm (il limite
consentito precedentemente era di 2 mm). In Giappone, questo limite scenderà a
0,5 mm.
Scopriremo nei prossimi weekend se
questa nuova direttiva tecnica avrà effetti per quanto riguarda i valori in
campo, in attesa poi dell’appuntamento di Barcellona, quando entreranno in
vigore anche le nuove regole per l’ala anteriore. C’è da dire, però, che il
comportamento della FIA è alquanto discutibile: nel 2024 nessun limite alla
flessibilità delle ali, pur avendo dichiarato illegale (ma non irregolare)
l’ala della McLaren di Baku, e quindi gli altri team si sono adeguati spendendo
risorse e tempo; quest’anno, fin da subito, pugno duro e limitazioni molto
severe. Il tutto è senza dubbio contraddittorio.